Registrazione  |  Login

 
  

martedì 26 settembre 2017
 
 

2007-08

 
 
    

 

 

24 marzo 2007 - Comunità degli Italiani di Zara

Porta

Zara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si è da poco costituita l’Associazione Culturale Cristian Pertan, per i modi e con gli scopi spiegati nella relativa sezione del sito. Ed è con questo nome che ci presentiamo da questa volta affiancati all’Ades, per la presentazione del 5° Fondo italiano Pertan. Ci troviamo nella lontana Zara, ancor bella nei suoi bianchi palazzi veneziani e nelle vestigia dell’antica Roma, purtroppo in buona parte deturpata dai brutti e quadrati palazzi di cemento che nel dopoguerra hanno coperto in parte i vuoti creati dai bombardamenti alleati del ’43-’44. La situazione della Dalmazia è storicamente sempre stata alquanto diversa da quella istriana ed anche la Zara di oggi ci presenta situazioni e sensazioni molto lontane da quelle dell’Istria. Gli Italiani sono veramente pochi ed anche tra loro il dialetto sta lentamente scomparendo. Nonostante ciò la CI, ricostituitasi da pochi anni, è animata da un piccolo gruppo di persone molto attive e genuinamente convinte dell'importanza culturale del loro ruolo.

In data odierna avviene anche l’inaugurazione della biblioteca, quindi sono presenti anche giornalisti, telecamere e qualche autorità locale. Veniamo cordialmente accolti dalla presidente, (anche qui una donna), che ci mostra la bella struttura che ospita la CI, situata in un bel palazzo in stile veneziano del centro storico, situato nell’ex calle del Tribunale, oggi via Borelli.

 

ZaraNel pomeriggio abbiamo il piacere e la fortuna di visitare Zara con la guida di chi ci è nato: un esule zaratino che spesso torna nella città natale e collabora con gli Italiani ancor oggi residenti, che ci mostra ciò che è rimasto del glorioso passato di Zara e ci racconta quel che invece non c’è più. Questa volta siamo in pochi, vista la distanza, ma passiamo a Zara due giorni piacevolissimi, in una cittadina ancora affascinante, nonostante gli stravolgimenti subiti durante la seconda guerra mondiale e con la discutibile ricostruzione del dopoguerra. Le caratteristiche calli e gli eleganti palazzi d'epoca sono intercalati da tipici esempi di architettura socialista, che hanno preso il posto delle antiche case rase al suolo dagli scellerati bombardamenti alleai del 1943-44; il contrasto è forte e dà l'idea di quanto travagliata e sofferta è stata la storia di queste terre. Comunque visitiamo piacevolmente Zara, che nonostante le contraddizioni architettoniche ha ancora un notevole fascino, dalla porta di terraferma che col suo maestoso leone marciano ricorda i fasti passati sotto la Serenissima, ai resti romani del Foro, che quasi simbolicamente sono venuti alla luce sotto le macerie dei bombardamenti, con la città già invasa dai nuovi occupatori. Al di là del traffico esterno al centro storico e degli altri aspetti moderni simili a quelli di tante altre città, sono queste le immagini e le sensazioni che conserviamo di questi due giorni nell'antica capitale della Dalmazia. 

 

 15 aprile 2007 - Comunità degli Italiani di Momiano e Salvore

volantino

Ormai il Fondo Pertan ha decisamente preso piede ed in data odierna viene aperto per la sesta e settima volta. Dopo la lunga trasferta a Zara stavolta siamo molto più vicini, le comunità che ci ospitano sono quelle di Momiano e Salvore. Iniziamo della prima, che nell’occasione festeggia anche l’anniversario di fondazione del coro, che costituisce un’attività molto diffusa tra le comunità italiane in Istria, (praticamente tutte hanno un loro coro), il che dimostra un forte attaccamento alle tradizioni, anche tra i giovani.  Proprio per questo ci sono molte persone, anche provenienti da Pola e Albona.       

                                       

 

 

CI MomianoAnche la sede di Momiano è molto moderna e da poco ristrutturata, ma si trova in un bel palazzotto storico che è stato restaurato nel rispetto dell’aspetto originario e richiamando in qualche parte la tradizionale casa istriana in pietra. La presidente ci accoglie con simpatia e ci omaggia di una targa, noi consegniamo circa 200 testi, in parte attinenti a storia e cultura d’Istria. Il tempo di apprezzare il rinfresco e salutiamo la CI di Momiano che già dobbiamo scappare, alla volta di Salvore. Anche qui passiamo da una struttura “prestigiosa” ad una decisamente più precaria: la CI è infatti ospitata all’interno della scuola italiana, assieme all’ente turistico, in sale piuttosto vetuste. Ma noi non badiamo alla forma, l’importante è il contatto personale con gli istriani, in particolare con i giovani.

 

Da questo punto di vista Salvore è una piacevole sorpresa e questa sarà solo la prima di una serie di collaborazioni. Ci sono diversi giovani, con alcuni dei quali già ci conoscevamo personalmente e coi quali entriamo presto in sintonia. Dopo la solita presentazione, con l’esposizione di un campione dei volumi donati e la consegna delle pergamene, interviene Franco Viezzoli, che presenta un documentario dedicato alla vicina Pirano, reso alquanto suggestivo da splendide foto accompagnate da musica e poesie in dialetto.

 

Alla fine gli esponenti della CI ci portano a cena in un locale della penisola salvorina, dove passiamo una splendida e vera serata istriana fatta di allegria, chiacchiere e musica dal vivo, con un conosciuto cantante di Salvore, che non manca di divertire e coinvolgere la platea. Non può mancare un momento di ricordo dedicato a Cristian ed un ringraziamento ai suoi genitori, che come sempre sono presenti a tutte le nostre iniziative.  La serata finisce piuttosto tardi, ognuno si riavvia verso casa decisamente soddisfatto, è stata una splendida giornata istriana!

                       Il Piccolo                                           Voce della Famìa Ruvignisa                            Voce del Popolo

Nei giorni seguenti la stampa locale dà un certo spazio ai festeggiamenti per i 60 anni di attività dei cori di Momiano ed anche la nostra associazione, l'Ades ed il fondo Pertan vengono citati.

 

Trieste, 20 maggio 2007: L'altrAmerica

 

Oggi l’Associazione Pertan esordisce a Trieste, con “L’Altramerica”, un’iniziativa che si discosta da quelle sin’ora svolte, ma nasce dallo stesso spirito di base: il mantenimento delle tradizioni e l’attaccamento al proprio territorio d’origine.

Grazie alla collaborazione con il Circolo Culturale Antica Quercia, ospitiamo due rappresentanti del popolo Orlala Lakota, che fa parte dei cosiddetti “nativi-americani”, più banalmente noti al grande pubblico come “indiani d’america” o “pellerossa”. Nell’introduzione alla serata il presidente Bibalo propone un parallelismo tra la storia e l’odierna situazione dei “nativi” e degli istriani di lingua italiana: due popoli che, seppur lontani, molto diversi e per molti aspetti imparagonabili, hanno entrambi subito un’aggressiva opera di estinzione forzata e cercano oggi di mantener viva la loro cultura e le loro tradizioni.

L'altramerica

La prima parte della serata ha come protagonista Birgil Kills Straight, , che esordisce dichiarando orgogliosamente di sentirsi un “Lakota” e di non accettare la definizione di “americano”, non identificandosi culturalmente con il popolo statunitense. Il capo della riserva di Pine Ridge racconta al pubblico presente - circa 150 persone – le attuali condizioni di vita della sua gente e descrive alcune antiche credenze che fanno parte del bagaglio spirituale degli Oglala Lakota. Birgil sottolinea anche un altro aspetto della sua cultura che si avvicina molto alle nostre idee: il profondo rispetto verso la natura, il legame persino spirituale tra l’uomo e il mondo animale e vegetale. La seconda parte è invece animata da Jackie Bird,  figlia di Birgil, che si esibisce con un colorito costume tradizionale in numerose danze e canti tradizionali. Jackie, oltre che brava è anche alquanto simpatica e coinvolgente ed il pubblico apprezza calorosamente l’esibizione; alcune ragazze vengono invitate sul palco a coadiuvare le vivaci danze.

                              volantino

                                 

     

Alla fine un caloroso ringraziamento da parte degli entusiasti spettatori e dalla nostra associazione, che in linea con il pensiero di Cristian, condivide pienamente lo spirito che anima queste straordinarie persone, che in condizioni alquanto difficili ed in una società sempre più materialista, si impegnano per mantener viva la loro cultura.

 

Capodistria, 1 dicembre 2007: Presentazione calendario Istria 2008

Capodistria  Copertina

 

Alle porte del periodo natalizio la nostra Associazione affronta un piccolo battesimo del fuoco sul fronte delle conferenze in ambito culturale istriano ma anche nel campo dell’editoria. Grazie alla gentile disponibilità della signora Amalia Petronio, responsabile del settore italiano, siamo ospiti della biblioteca centrale “Srecko Vilhar”, proprio nel cuore della bella Capodistria. L’occasione è decisamente importante, la Cristian Pertan presenta in data odierna la sua prima produzione interamente auto-realizzata: il calendario fotografico Istria 2008. Si tratta di un’opera semplice, ma altamente significativa; dodici scatti che ritraggono altrettante località istriane, accompagnando la suggestione delle immagini a delle frasi dedicate in passato da vari autori, in maggioranza istriani, alla loro cittadina. Parole ora italiane ora dialettali, che riflettono a volte patriottismo, a volte semplici momenti di vita popolare, ma sempre un profondo amore per la propria terra. Si tratta di un invito ai giovani istriani a riscoprire la bellezza ma soprattutto le importanti tradizioni di questa regione, partendo dall’emozione procurata dagli scorci più incantevoli e dalle parole di chi ha dato tanto a questa terra.

Dopo i saluti iniziali della direttrice della sezione italiana Amalia Petronio e del suo collaboratore Peter Stoka, in italiano e sloveno, inizia la presentazione, coadiuvata dalla proiezione delle immagini. Si alternano il presidente Manoel Bibalo, che legge le frasi tratte da poesie o da canzoni popolari, e l’autore del calendario Gabriele Bosazzi, che spiega la provenienza dei brani ed il relativo contesto storico-sociale. Si è scelto di procedere a ritroso, iniziando dal mese di dicembre, per terminare con gennaio, dedicato proprio alla bella Capodistria, che oggi ci ospita nella sua Calegarìa, l’antica e più importante via del centro storico. La poesia che si accompagna nel calendario alla foto della splendida piazza del duomo è di Tino Gavardo, poeta capodistriano vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900, che ha lasciato una sola raccolta di opere dialettali, prima di morire troppo prematuramente all’età di 23 anni.

 

PresentazioneAnche in questo caso tocca a Manoel recitare i versi in dialetto istro-veneto, ricco di termini tipici del dialetto capodistriano, alternandosi a Gabriele, che spiega il contesto storico della Capodistria del primo ‘900, mentre sullo schermo scorrono numerose immagini d’epoca. Le poesie del Gavardo, che allietano i presenti per circa un’ora, sono spesso molto divertenti e le circa 50 persone del pubblico dimostrano di apprezzare e di divertirsi. Ma il giovane poeta capodistriano si mette in evidenzia soprattutto per il forte patriottismo, a volte coraggioso, a volte persino sprezzante nei confronti dei governanti asburgici di allora.

Voce del Popolo

Il buon Tino ci accompagna nella sua Capodistria anche con un gran senso di ironia, accompagnato da un’estrema attenzione per la vita del popolo, del ceto più umile, descritta talvolta nei suoi aspetti più goffi e ridicoli, talvolta nell’aspetto più tragico della povertà. Ne traspare un magnifico quadretto, uno spaccato della vita capodistriana di inizio ‘900, animata da varie tipologie di personaggi, uniti però da un profondo orgoglio, da una grande dignità anche nei momenti più difficili.

Al termine della presentazione chiede la parola un poeta sloveno di Capodistria presente tra il pubblico, che dichiara di essersi sentito molto toccato dai versi e dalle immagini, che ricordano gli anni del suo arrivo a Capodistria, circa 40 anni fa. Il simpatico poeta legge quindi una sua poesia dedicata anch’essa alla piazza di Capodistria, da lui tradotta in italiano appositamente per questo evento. L’Associazione Pertan non può che apprezzare. Al di là di molte vuote parole che spesso si sentono e si leggono, si è trattato di un vero e concreto esempio di convivenza!

 

                                                                                     

 

Trieste, 13 dicembre 2007: convegno sul volontariato

manifestoLa Pertan torna a Trieste, per una conferenza patrocinata dalla compagnia assicurativa Fondiaria-Sai nell’ambito dell’iniziativa “Liberalavita”. Il tema è stavolta un po’ particolare: il volontariato, inteso non solo nel significato più usuale, legato ad un concetto assistenzialistico di aiuto ai bisognosi, ma in un senso più ampio. Il volontariato, o se vogliamo il volontarismo, abbraccia le attività di tutti coloro che si associano per gli scopi più diversi, sociali, sportivi, culturali, ma sempre e comunque senza scopo di lucro, offrendo gratuitamente il proprio tempo ed i propri sforzi per qualcosa in cui credono. Ed è proprio con questo spirito che opera l’Associazione Culturale Cristian Pertan.

Sono stati invitati alcuni ospiti che hanno esposto il loro concetto di volontariato, dai diversi punti di vista delle rispettive attività. Dopo la presentazione di Angelo Lippi, esponente della Pertan, hanno preso la parola Adriano Segatori, psichiatra del Servizio Sanitario Nazionale, Paolo Paron, animatore dell’Associazione Culturale Antica Quercia, nonché fondatore dell’Associazione Tolkeniana, Piero Delbello, direttore dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriana, fiumana e dalmata di Trieste ed il presidente della Pertan Manoel Bibalo. Ognuno ha portato le proprie esperienze di volontariato, sviluppando il tema dai vari punti di vista, con molti spunti interessanti. Infine Gabriele ha brevemente presentato il calendario “Istria 2008”, soffermandosi in particolare su alcuni autori delle frasi riportate a corredo delle foto, spiegando come già nel XIX secolo ed agli albori del XX, esistevano persone che agivano nel senso volontaristico appena descritto, soprattutto per attaccamento alla propria terra e per rivendicare la propria identità.

 

 

                                   relatori         pubblico

 

 

 

Salvore, 16 dicembre 2007: Presentazione calendario Istria 2008

faro                                  presentazione

 Il calendario appena prodotto torna a portarci in Istria, precisamente alla Comunità italiana di Salvore, con la quale abbiamo instaurato un ottimo rapporto. Il pomeriggio è decisamente rigido ed anche la sala non è da meno. Ringraziati i circa 20 coraggiosi venuti ad ascoltarci, Bibalo e Bosazzi iniziano la presentazione con la stessa modalità usata a Capodistria.

 

Capodistria

 Si inizia da gennaio, dedicato a Capodistria ed ai versi di Gavardo, poeta ben approfondito il 1 dicembre. I versi qui riprodotti sono molto lirici e piacevoli, ma in realtà la poesia in questione si chiama “Sfogo” e trae spunto da un’occasione polemica. Siamo nel 1913 quando si apprende che al “Prater” di Vienna si sta inaugurando una mostra sull’architettura del litorale adriatico; in essa viene riprodotto anche il bellissimo palazzo pretorio della cittadina istriana, presentato però come un’esempio dello “stile imperial-regio adriatico”, senza far riferimento al puro stile veneziano ed al contesto storico in cui è sorta quaest’opera architettonica, come la maggior parte delle bellezze artistiche capodistriane. All’epoca questo fatto era considerabile un grosso affronto e ne scaturirono vivaci proteste da parte di molti patrioti italiani. Gavardo non si tirò indietro e si mosse a modo suo, ovvero in versi. La poesia ci offre un curioso dialogo tra la campana del palazzo pretorio ed una delle statue affisse su di esso, ricco di termini coloriti ed ovviamente in dialetto. Nel finale viene tirato in ballo anche il leone di San Marco, così simbolicamente importante: "alora, se l'urla sto vecio leon, al Pater va in terra le quinte e el tendon”.

 

Albona

 Il mese di febbraio è dedicato ad Albona e le parole che corredano la pagina sono di Gabriele D’Annunzio, tratte dalla “Canzone del Carnaro”, scritta dal poeta a celebrazione della “beffa di Buccari”, una delle più audaci e clamorose imprese di cui si rese protagonista durante la Prima guerra mondiale. I versi descrivono una visuale della costa orientale istriana ed in particolare della gloriosa cittadina, durante il pericoloso viaggio di rientro di D’Annunzio e degli altri 29 marinai protagonisti della missione. La foto proposta sul calendario sembra ben rappresentare l’immagine ideale che D’Annunzio ci dà di Albona: superba nella sua grazia e visibilmente ricca di storia, quasi come una belva che ruggisce contro il nemico stando ritta in cima alla collina, sul canale di Farasina che separa la costa istriana dall’isola di Cherso e che venne impunemente attraversato per due volte dai 30 marinai.

 

BuieCon il mese di marzo ci spostiamo nell’entroterra nord-occidentale istriano, precisamente a Buie, da sempre detta “sentinella dell’Istria” per la sua posizione strategica, su un colle che domina il mare. Le parole riportate sull’immagine sono di Renato Rinaldi, poeta e giornalista morto nel 1914 a soli 25 anni, ma molto attivo durante la sua breve vita nel suo impegno patriottico, che lo portò nel 1911 a fondare a Pola il giornale “La Fiamma”, soppresso già nell’anno seguente dalle autorità austriache per i suoi toni troppo apertamente filo-italiani. Rinaldi fu però anche un poeta notevole, capace di versi dalla musicalità eccezionale, che descrivono con suggestione i paesaggi collinari dell’Istria interna. I versi riportati su questa immagine, tratti dalla poesia “Monte Maggiore”, probabilmente sono riferiti a Portole, suo paese di nascita, ma ben si adattano anche a questa immagine di Buie, vista dall'attiguo colle di Santa Margherita.

Rovigno

Col mese di aprile torniamo sulla costa e precisamente a Rovigno. I versi di Angela Nider, tratti da una canzone popolare intitolata “Vignì sul mar muriede”, si adattano perfettamente alla foto, scattata dalla spiaggia che i rovignesi hanno sempre chiamato “Porton biondi”, evocando la luna, il mare, “la santa”, ovvero Sant’Eufemia che dall’alto del campanile sembra guardare e proteggere l’antico borgo, le luci della casa natìa in lontananza, Rovigno definita molti “la perla” dell’Istria per la sua bellezza incantevole. La canzone, composta nel 1927 da Carlo Fabretto, è una delle più popolari della ricca tradizione rovignese ed ancora oggi frequentemente cantata da alcuni cantanti e gruppi folcloristici locali. Dai pochi versi qui riprodotti emerge una peculiarità della cittadina: il dialetto rovignese, ovvero una delle varianti dell’istrioto, lingua romanza di diretta derivazione latina che ancor oggi sopravvive, seppur ridotta al lumicino, in alcuni paesi dell’Istria meridionale.

Pola

Maggio è dedicato a Pola e propone un’immagine tutto sommato classica, ma comunque significativa: quella dell’arena. L’anfiteatro tanto caro ai polesani, costruito nel I secolo d. C.,risulta una delle opere di età romana meglio conservate ed anche questa immagine ne rende testimonianza. I versi, che in maniera alquanto altisonante celebrano l’arena come retaggio e testimonianza dell’antica civiltà latina, sono di Giovanni Quarantotto, (che dagli anni ’30 mutò il nome in Quarantotti), tra l’altro padre del poeta pier Antonio Quarantotti Gambini, che lo superò in fama e morì ben prima del padre. Giovanni, nato a Rovigno nel 1881, fu un personaggio interessante e di gran spessore, che quale giornalista, professore, poeta e storico, visse da protagonista la sua epoca e nella sua lunga vita, terminata nel 1977, conobbe tutte le fasi storiche che passarono sulla nostra terra tra XIX e XX secolo: la dominazione austriaca, la Redenzione ed infine il gran dolore dell’esilio.

Isola

Col mese di giugno torniamo a spostarci verso il nord della penisola, alla graziosa Isola d’Istria, qui immortalata dalla zona di Belvedere, sulla strada per Pirano. Le parole riportate a corredo dell’immagine sono tratte dall’ Inno comunale isolano, composto nel periodo austriaco. A quei tempi la lotta nazionale era nel pieno della sua intensità ed anche una piccola cittadina come Isola, che a cavallo tra i due secoli aveva circa 5.000 abitanti, partecipava a suo modo alla vivacità culturale della regione, ovvero con la musica. A quel tempo ogni società sportiva, politica o culturale faceva comporre un suo inno, che generalmente, pur senza sbilanciarsi su toni troppo accesi, che sarebbero incappati nella censura, trasmetteva orgoglio delle proprie radici ed un fiero senso di appartenenza nazionale. Anche il comune di Isola non fu da meno, con questo inno pregno “di amor patrio e di fede potente”. 

 

Umago

 L’estivo mese di luglio ci porta verso una delle zone balneari più apprezzate dell’istria: Umago. La cittadina è in questo caso evocata da una canzone popolare degli anni ’30 di Pino Picciola, che sottolinea la bellezza del borgo di pescatori caro a Venezia e la magica atmosfera che vi si respirava, a quei tempi ancor più che oggi. “E chi che a Umago vien, no vol andar più via, i dixe che xe magia, xe l’acqua de la Muiela…". Il forestiero venuto a Umago, proprio non riusciva a staccarsene ed il compiaciuto umaghese così commentava nel proseguo della canzone: “cussì i nostri veci diceva, vedendo rivar un foresto, ciò Bepi se ferma anca questo…de qua no ‘l se movi mai più…”. Oggi Umago ha perso gran parte del suo fascino, la gran macchina del turismo ha costretto la cittadina a stringersi tra piccoli e grandi mostri di cemento, dall’hotel Kristal costruito proprio alla base della diga, al mostro di ferro che deturpa la piazza del duomo. Ma da questo angolo di baia baciato dal tramonto, riusciamo ancora a percepire la magia che gli umaghesi serbano nel cuore, riusciamo a sognare ancora…con l’acqua de la Muiela.

Salvore

In agosto restiamo nel comune di Umago e restiamo anche in zona decisamente balneare, precisamente a Salvore, uno degli angoli più belli della regione e peraltro la punta più occidentale, purtroppo sempre più deturpata da strutture turistiche poco in armonia con l’ambiente. Della suggestiva penisola salvorina è stato qui immortalato il simbolo, ovvero il grande faro, costruito nel 1818, sul modello della lanterna di Trieste, in “sacchetta”. Quest’opera fu una delle prime della lunga dominazione austriaca, destò interesse ed entusiasmi, come testimoniato dalla frase che correda la foto, scritta da Girolamo Agapito di Pinguente. In questo caso divaghiamo dal patriottismo italiano, per rappresentare la posizione di chi si sentiva orgogliosamente cittadino austriaco e ne lodava le opere più significative. Il poeta pinguentino scrisse il piccolo componimento in occasione dell’inaugurazione del faro, in onore dell’imperatore Francesco I, cui è dedicata anche una targa posta ancor oggi sull’opera. Certo, all’epoca si era appena all’inizio del lungo periodo austriaco ed in seguito molti restarono delusi dalla politica imperiale nei confronti dei sudditi delle province meridionali. Questa ed altre simili opere erette nell’Adriatico orientale in quel periodo, vennero edificate per migliorare la sicurezza della navigazione, allora spesso minata dalla presenza di molti scogli ed isolotti e quindi funestata da numerosi incidenti. Anche le parole di Agapito ci fanno capire l’importanza e la grande utilità del faro per la sicurezza della navigazione. Oggi è bello vedere quel grande faro ancora lì, a ricordo di un’epoca lontana ma ancora in uso, è bello vederne la luce da molto lontano. Nelle serate limpide lo si può vedere anche da Trieste e nello scorgere quella piccola luce lontana, molti sentono quasi un richiamo e sognano di poter tornar presto alla dolce Salvore.

Pisino

Eccoci in settembre a Pisino, che in questa immagine ci mostra tutti i suoi simboli: la spettacolare foiba, il castello dei Montecuccoli, il campanile del Duomo di San Nicola. La foiba ricorre in molte poesie e canzonette di Pisino, a dimostrazione di quanto i suoi cittadini andassero fieri di questa spettacolare opera della natura che impressionò anche Gabriele D’Annunzio. Ma in questa poesia di Alma Sperante, pseudonimo del triestino Carlo Mioni, fratello del più celebre Ugo, c’è un altro elemento interessante: il paese di Pisino come guardiano della “causa”, ovvero di quella grande battaglia politica e sociale che vide in prima linea la cittadina tra il XIX e l’inizio del XX secolo, in periodo austriaco. Gli orgogliosi ed agguerriti pisinoti di lingua e cultura italiana erano infatti i più coinvolti nell’incandescente clima di contrapposizione nazionale che all’epoca divideva Italiani e Croati, anche perché questi ultimi erano largamente maggioritari nelle frazioni circostanti al paese di Pisino. Oggi è tutto diverso, i pisinoti si sono sparsi per il mondo e molti di essi ci stanno lasciando, ma a noi piace pensare che il loro spirito orgoglioso e tenace sopravviva nell’amata Pisino, nei tesori artistici del duomo, nelle rocce della sua foiba, nelle pietre dell’antico castello e nelle tante canzoni folcloristiche che rimarranno nella storia.

Pirano

Ottobre ci riporta sul mare, a Pirano, una tra le più gloriose cittadine d’Istria e soprattutto tra le più belle. Questa canzone popolare sembra descrivere proprio l’immagine che vediamo, nella quale sembra che la bella Pirano, si insinui nel mare con la sua forma particolare, come un chiodo ricurvo “spinto da un martel”. Per usare una metafora del nostro amico piranese Franco Viezzoli, sembra quasi una nave che si accinge a prendere il mare, come i suoi cittadini autoctoni, eredi di tante generazioni di orgogliosi cittadini piranesi, che alla spicciolata hanno dovuto abbandonare le loro case e spargersi per il mondo, per le decisioni delle “grandi” potenze. Anche questi versi sono tratti da una canzone ottocentesca, la “Canzone di Pirano”, opera di don Dino Vatta, che esprime grande attaccamento al paese natìo e, come d’uso all’epoca, ne elogia i fasti passati. Un orgoglio che ancor oggi contraddistingue i piranesi, coloro che sono partiti a migliaia, ma anche i seppur pochi “rimasti”, ancora capaci di mantenere in vita la lingua, le tradizioni e la gloriosa storia di Pirano, una delle protagoniste della storia istriana.

Valle

Novembre è abbinato a Valle, paese interno dell’Istria meridionale, tra Rovigno e Dignano, dalle forti tradizioni italiane; basti pensare che in esso, nel censimento austriaco del 1910, si dichiararono italiani ben 2.147 abitanti su 2.221 totali. Anche in questo caso, le parole che abbiamo scelto in abbinamento all’immagine panoramica, riflettono grande amore per il borgo natìo e grande orgoglio di appartenere alla relativa comunità. Gli abitanti di Valle avevano ben ragione di esserne fieri, visto l’importante passato della cittadina, sorta su un antico castelliere come Castrum Vallis, per opera dei romani che stavano costruendo la via Flavia, che congiungeva Trieste a Pola. In seguito, dopo varie vicissitudini e dominazioni, Valle divenne uno dei capisaldi della Repubblica di Venezia. I segni del passaggio della Serenissima sono ancor oggi ben evidenti in vari palazzi ed in particolare nella splendida piazzetta al centro del paese, che ci offre il bel palazzo comunale, oltre a Castel Bembo, recentemente restaurato e recante un leone di San Marco. Si tratta di uno dei centri interni meglio conservati della regione, che ben rappresenta quell’orgoglio vallese tramandatoci soprattutto dalle canzoni popolari.

Terra rossaL’anno si chiude proponendo un omaggio a Cristian Pertan, con un passo della canzone da lui scritta intitolata “Terra rossa”. Il caratteristico colore che contraddistingue la terra della parte occidentale della penisola è stato per molti istriani un simbolo della loro regione, una peculiarità da mostrare con orgoglio. I versi successivi a quelli riportati recitano: “casa mia, terra mia, terra rossa sangue mio, rosso è il sangue dei miei padri, esiliati ed umiliati…terra e sangue ho nel mio cuore, terra rossa dolce amore…”; in queste parole c’è tutto Cristian, il suo pensiero, il suo orgoglio, la sua identità. Il viscerale legame con la terra tipico della gente di campagna, il rosso della terra che metaforicamente simboleggia il sangue che scorre nelle sue vene, sangue inteso come identità tramandata dai propri padri, come senso di appartenenza ad una comunità ed una terra che Cristian sente propria, pur essendo nato in altro luogo. In questa canzone il rosso della terra simboleggia purtroppo anche il sangue sparso da tanti istriani innocenti, sangue che, oltre ad accompagnare la loro scomparsa, spinse all’esodo buona parte della popolazione. Nei versi di “Terra rossa” Cristian si immedesima in chi è dovuto andar via dalla sua terra natìa, riferendosi ovviamente ai profughi istriani, fiumani e dalmati del secondo dopoguerra, come i suoi genitori. Le canzoni di Cristian invitano tuttavia anche a guardare al futuro, perché ogni esule ed ogni suo discendente abbia la forza di non dimenticare la sua origine, di non rinunciare mai alla sua identità e ad esprimere con entusiasmo il proprio amore per la nobilissima terra d’Istria.

 

26 aprile 2008: 8° Fondo Pertan a Fasana

volantinoCi ritroviamo ancora per il Fondo librario Pertan, stavolta a Fasana, la bella località costiera oggi frequentata soprattutto come porto d’imbarco per le isole Brioni. La Comunità degli Italiani è tornata a costituirsi recentemente; l’esodo del dopoguerra da parte della popolazione italiana fu pressoché totale, il che causò anche la chiusura della scuola italiana e la mancanza per i pochi connazionali rimasti di un punto di riferimento associativo. Veniamo ben accolti dal presidente Gianfranco Moscarda, protagonista e tenace fautore della rifondazione della CI, ben lieto di accogliere il nostro piccolo contributo alla biblioteca in fase di allestimento. La situazione della Comunità locale è tutt’altro che facile, visto il limitato numero di connazionali ancora viventi nel paese ed il numero ancor più misero di giovani; per la sopravvivenza della cultura e delle tradizioni italiane risulta pertanto quanto mai prezioso qualche aiuto da parte degli esuli ed anche la nostra iniziativa può essere quindi un piccolo passo in tal senso.

 

presentazioneDopo Moscarda prende la parola Luca Covella, in rappresentanza dell’Ades, principale fautore dell’evento odierno, decisamente di casa essendo originario della non lontana Sissano e spesso presente in questa zona. Le sue parole ricordano la comunanza di Fasana e della sua Sissano per il dialetto istrioto, l’antica lingua romanza di discendenza latina, che in queste cittadine, (come anche a Gallesano, Valle e Rovigno), si è parlata fino all’esodo del dopoguerra ed in qualche caso si parla ancor oggi.. Luca sottolinea come il dialetto sia una delle maggiori ricchezze della tradizione locale e come tale meriti ogni sforzo possibile per mantenerlo in vita.

 

VivodaIl Presidente Manoel presenta la donazione odierna, che consta in 296 testi di vari temi ed argomenti. Tra i principali “donatori”, oltre ai sempre presenti Irci e Mailing List Histria, un forte contributo arriva dalla Biblioteca Srecko Vilhar – sezione italiana di Capodistria, nonché dalla sezione Ades di Monza, recentemente costituitasi ma già molto attiva, come avremo modo di apprezzare nel prossimo fondo. Anche Manoel ribadisce che la nostra visita non vuol essere solo un aiuto materiale per la biblioteca, ma soprattutto un occasione di conoscersi, socializzare ed aprire la strada a nuove occasioni di collaborazioni, aiuti ed iniziative comuni. L’associazione Cristian Pertan, come ricorda Manoel al pubblico convenuto, ha tra i suoi scopi proprio quello di perseguire la collaborazione tra figli o nipoti di esuli, che sentono il richiamo delle loro radici istriane e gli italiani “rimasti” che cercano di tenere in vita le tradizioni e la lingua italiana ed il dialetto locale.  

 Dopo Moscarda prende la parola Luca Covella, in rappresentanza dell’Ades, principale fautore dell’evento odierno, decisamente di casa essendo originario della non lontana Sissano e spesso presente in questa zona. Le sue parole ricordano la comunanza di Fasana e della sua Sissano per il dialetto istrioto, l’antica lingua romanza di discendenza latina, che in queste cittadine, (come anche a Gallesano, Valle e Rovigno), si è parlata fino all’esodo del dopoguerra ed in qualche caso si parla ancor oggi.. Luca sottolinea come il dialetto sia una delle maggiori ricchezze della tradizione locale e come tale meriti ogni sforzo possibile per mantenerlo in vita.

coroDopo i discorsi ha luogo l’esibizione del coro misto delle CI di Fasana, Gallesano e Sissano, che ci delizia con varie canzoni popolari della tradizione giuliana, canti che uniscono, per  tema, origine e diffusione, Trieste, l’Istria interna e quella costiera, quasi a sottolineare lo spirito delle nostre iniziative. Va citata ancora una volta la graditissima presenza dell’amico Lino Vivoda, esule da Pola, sempre presente alle nostre iniziative e sempre pronto ad affiancarci con la sua esperienza e le sue idee. Lino racconta come sempre la sua storia di esule ed è orgoglioso di farlo anche di fronte a chi è rimasto, senza reticenze, né paura di dire la verità; il racconto però non è mai commiserevole o lamentoso, ma sempre sereno, a tratti persino divertente, con la tranquillità di chi ha la coscienza a posto e la forza di volgere lo sguardo al futuro. Lino è stato infatti tra i primi a tentare il riavvicinamento tra cosiddetti “esuli e rimasti” negli anni ‘90, non per buonismo o per un’iniqua volontà di cancellare il passato, ma quale percorso indispensabile per la salvaguardia della cultura italiana autoctona della regione. L’amico Vivoda ribadisce anche un altro concetto a lui caro, sempre presente negli articoli del suo periodico “Istria Europa”: il recupero dell’identità regionale istriana, preludio ad una possibile autonomia della penisola, idea da tempo sostenuta anche da molti sloveni e croati istriani, idea che può trovare quanto mai terreno fertile nel nuovo contesto europeo.

 

FasanaDopo la presentazione, come d’obbligo, diamo il via ad un piccolo giro di Fasana, antico borgo di pescatori oggi quasi esclusivamente dedito al turismo. Dopo le rive, il molo, le calli e qualche antica chiesetta, per alcuni, quasi fatalmente, la visita si conclude in una tappa obbligata in un’osteria del paese. Successivamente tutta la comitiva, accompagnata dal presidente Moscarda e da alcuni esponenti delle CI di Sissano e Gallesano, raggiunge un ristorante vicino a Barbariga, per proseguire con una cena, epilogo migliore di ogni nostra iniziativa. La serata prosegue all’insegna dell’allegria e per molti della goliardia. Alla fine ci si saluta e ci si dà appuntamento al mese successivo a Sissano. Chi non ha la possibilità di pernottare in Istria rientra a Trieste a notte fonda dopo un tragitto lievemente rocambolesco…Il buon Lino Vivoda certo non se lo dimenticherà!

 

28 giugno 2008: 9° fondo Pertan bis a Sissano 

Sissano

Dopo oltre due anni torniamo a Sissano, su iniziativa dell’amico Luca dell’ADES, “sissanese doc”, per un’integrazione al Fondo Pertan aperto nella locale Comunità degli Italiani nell’aprile del 2006.

L’evento si inserisce nella ricorrenza del 60° della fondazione della CI, per il quale è stato organizzato un ricco programma di iniziative. Il giovane presidente Paolo Demarin apre la giornata illustrando la storia della Comunità italiana di Sissano, che poi è anche la storia più recente del paese dell’agro polesano. Il sodalizio nasce nel 1948 come Circolo Italiano di Cultura e dal 1972 continua l’attività come Comunità degli Italiani, affrontando fin dall’inizio una situazione alquanto critica, dopo l’esodo di buona parte dei compaesani a seguito dell’avvento della Jugoslavia di Tito. Gli italiani “rimasti”, a prescindere dalle motivazioni che indusse ognuno a tale scelta, si sobbarcarono il non facile compito di tenere in vita la propria lingua, di far sopravvivere una comunità di origini antichissime. Particolarmente apprezzato il successivo intervento del socio più anziano, Narciso Matias, quasi novantenne, che con grande schiettezza ed un linguaggio colorito quanto genuino, illustra l’evoluzione della vita di Sissano negli ultimi sessant’anni e le gravi difficoltà ed ostacoli che gli italiani del paese dovettero affrontare soprattutto nell’immediato dopoguerra.

La giornata odierna segna anche la prima presentazione ufficiale della sezione ADES di Monza, che in occasione del 10 febbraio, Giorno del Ricordo, ha raccolto centinaia di libri destinati al Fondo Pertan.  I ragazzi di Monza si sono oggi presentati in buon numero, considerata la distanza, ma soprattutto è veramente encomiabile la loro dedizione alla causa degli italiani d’Istria, considerando che nessuno di loro è originario delle nostre terre; questo fatto però non deve stupire, in quanto alcuni di essi sono nostri amici da anni e soprattutto sono stati amici di Cristian Pertan, sempre tenace e costante nel sensibilizzare i suoi amici sparsi in tutta Italia in merito alla storia della sua terra d’origine. La presenza dei ragazzi di Monza oggi a Sissano ed il determinante contributo da essi dato al Fondo Pertan sembrano suggellare un verso scritto da Cristian in una delle sue canzoni: “Ogni vero italiano è anche dalmata e giuliano”. Le manifestazioni celebrate a Monza il 10 febbraio, compresa la raccolta di testi, ha visto il patrocinio del comune brianzolo, che oggi viene rappresentato da Andrea Arbizzoni, con tanto di gonfalone comunale. Dopo di lui, prende la parola anche Daniele Ponessa, delegato dell’Ades di Monza, che presenta l’iniziativa e ne spiega il significato. 

 

Paolo Paron

Oggi l’Associazione Pertan ha anche il piacere di aver portato qui nella bassa Istria il friulano Paolo Paron, che condivide molti dei nostri ideali, in primo luogo la valorizzazione delle tradizioni del territorio. L’amico Paolo ha già collaborato con la Pertan in occasione della manifestazione “L’Altramerica” promossa nel maggio del 2007, ma soprattutto ha alle spalle tanti anni di attività culturale, come fondatore ed ex presidente dell’associazione Tolkeniana ed oggi come presidente dell’Associazione Antica Quercia. Paron presenta anche a Sissano il suo nuovo libro “La casa dei sette gatti”, di cui vengono letti alcuni passi. Si tratta di una raccolta di racconti, tra la leggenda e la fiaba, che i vecchi delle campagne friulane usavano raccontare. Racconti che si intrecciano ad antichi costumi, proverbi, credenze e detti popolari, risultando una piccola testimonianza del genuino e semplice mondo dei nostri padri, dello stile di vita che spesso incoscientemente  tutti noi ricerchiamo, nel rifugiarci dall’assurda frenesia della vita moderna.

A seguire prende la parola Manoel, che presenta l’Associazione Pertan e le sue finalità, nonché la donazione odierna, che consta di ben 800 libri. Alle presentazioni del Presidente Demarin si alternano altri interventi di cui alcuni illustri, come quello del vice console d’Italia Tiziano Sosic e del Presidente della Giunta dell’Unione Italiana Tremul.

Ma al di là dei discorsi il programma entra nel vivo delle emozioni quando le parole lasciano il posto all’arte del canto. Il coro delle cittadine di Sissano, Gallesano e Fasana delizia infatti i presenti con le canzoni della tradizione istriana e triestina, parole e melodie che riportano alla vita di un tempo, fatta di genuina quotidianità, di un vivere semplice e schietto, seppur spesso reso duro dalla povertà.

 

targa FrezzaUn altro momento saliente si è avuto con l’inaugurazione di una targa in ricordo della famiglia sissanese dei Frezza, posta all’esterno della casa che oggi ospita la CI e che un tempo appartenne ad essa, prima dell’esodo in Italia. A rappresentare la famiglia è intervenuto il dott. Mario Frezza, che spiega ai convenuti la sua storia di esule e si dice soddisfatto che oggi la casa dei suoi avi sia la sede di chi cerca di tener viva l’italianità, quasi a significare un ritorno nella propria terra d’origine.

Il pubblico aumenta poi a dismisura, tanto che la sala conferenze non è più sufficiente a contenere tutti, quando arriva il momento dei bambini e del loro spettacolo teatrale. I piccoli attori danno vita ad uno spettacolo divertente, ambientato a Sissano e dintorni, in un mondo di fantasia, fatto di re e di sudditi, ma in parte un mondo che c’era e che forse non c’è più, dove tutti parlano il dialetto istriano e le lacerazioni che la storia ha destinato a questa terra non sembrano aver lasciato il segno.

Ormai è sera e i diversi gruppi si intrecciano, non c’è più distacco tra ospiti e paesani, tra vecchi e giovani, italiani di Sissano e italiani della penisola; ed è bello vedere l’amico Nello, fraterno amico di Cristian venuto da molto lontano per l’occasione, parlare con un anziano componente del coro, come fossero compaesani. Ed è così che si sentono un po’ a casa i componenti e simpatizzanti delle nostre associazioni, tutti gli amici e i genitori di Cristian, pur tra i momenti di rimpianto, venuti appositamente da più parti d’Italia.

Ormai manca solo il buffet finale per rompere i ritmi del cerimoniale ed unire nella consueta allegria, nei canti spontanei e nelle ciacole, tutti coloro che danno importanza a questi semplici ma importanti momenti. Arriva il momento delle strette di mano e degli arrivederci, di quando ognuno prende la sua strada, ma tutti si sentono orgogliosamente istriani. 

 pubblico            Voce del Popolo

 

 


 

 

 

 

 
 

..:: Home  |  Cristian  |  Iniziative  |  Istria  |  Archivio eventi ::..

Wizard | Condizioni d'Uso | Dichiarazione per la Privacy

Copyright (c) 2007