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lunedì 21 agosto 2017
 
 

2011

 
 


Calendario Istria 2011

CopertinaAnche quest’anno, come di consueto, ci siamo proposti di accompagnare il vostro anno con un piccolo viaggio attraverso l’Istria, i suoi splendori architettonici, la sue bellezze naturali e stavolta anche la sua storia.

Siamo fermamente convinti che chi ama un territorio e vi si sente legato, non può ignorare gli eventi, i personaggi e le situazioni che ne hanno caratterizzato il passato.

Per le finalità dell’Associazione Culturale Cristian Pertan, la conoscenza storica non è concepita come un mero insieme di nozioni, né come un esercizio culturale, prerogativa di appassionati e addetti ai lavori; la storia deve essere invece la necessaria base per la conservazione del patrimonio culturale, linguistico, sociale della nostra terra, in una parola, della nostra tradizione.

La nostra consueta carrellata di immagini è quindi dedicata ad alcune tra le più importanti località istriane, accompagnate da un breve profilo storico, che può essere uno spunto per ulteriori approfondimenti. Le cittadine istriane, piccole e grandi, con le loro diverse storie e peculiarità, hanno tutte dato un loro contributo ad un’unica storia, fatta di ere gloriose e periodi miseri, di fatti entusiasmanti ed eventi tragici.

Conoscere i momenti principali di tale lunga e travagliata storia può insegnarci ad amare ancor di più la terra dei nostri avi.

Cliccando sull'immagine della copertina potete visionare la pagina con le singole immagini ed i testi.

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9-10 febbraio 2011: Giorno del ricordo a Cortemaggiore e Piacenza

Teatro DuseUna serie di iniziative si sono svolte anche quest’anno nel piacentino, soprattutto grazie all’iniziativa del generale Raffaele Campus e di Pino De Rosa, già in passato animatori di vari eventi sul tema delle foibe e dell’esodo. Nel 2010, ad esempio, l’amico Pino ha organizzato una campagna per sollecitare l’intitolazione di vie, piazze o giardini alle vittime delle foibe o agli esuli giuliano dalmati; un anno dopo, come vedremo, si può dire che l’iniziativa stia già dando concretamente i suoi frutti. Proprio per questo motivo, nell’ambito del Giorno del Ricordo 2011, si è scelto di concentrare l’impegno sul comune di Cortemaggiore, una delle prime località ad intitolare, già nel 2002, una via ai “martiri delle foibe”. Gli organizzatori hanno invitato a partecipare Gabriele Bosazzi, in rappresentanza della Famìa Ruvignisa e dell’Associazione Pertan, in quanto discendente di chi ha dovuto abbandonare l’Istria, nonché Daniele Fattor, italiano oggi residente a Salvore e consigliere comunale di Umago, figlio di chi invece ha scelto di rimanere. Il calendario di eventi è iniziato il 9 febbraio, con una breve presentazione all’Università della Terza Età, di fronte ad una trentina di iscritti. In serata, invece, si è svolta la commemorazione più importante, nello splendido teatro Duse di Cortemaggiore, alla presenza del sindaco ed altri esponenti delle istituzioni locali. Si è scelto, anziché dar vita alla solita conferenza, di dare alla serata un taglio piuttosto scorrevole, con la proiezione di filmati e l’intervento di Bosazzi e Fattor in forma di intervista. MostraDopo il saluto delle autorità, è stato invitato a prendere la parola un esponente del comune di Bettola, che ha annunciato l’imminente delibera per l’intitolazione di una via ai martiri delle foibe anche nella sua amministrazione. Si è quindi proceduto alla proiezione di un lungo filmato, che con immagini e testimonianze d’epoca ha efficacemente illustrato ai presenti i più significativi e drammatici fatti che sconvolsero la nostra regione dall’8 settembre del ’43 in poi. A seguire, Pino De Rosa ha intervistato Bosazzi e Fattor, in merito agli eventi storici a noi ben noti, ma soprattutto cercando di far emergere come questi fatti del passato condizionino ancora oggi i la vita, i pensieri ed i sentimenti di coloro che si sentono istriani, al di qua e al di là dei confini. Molto interessante la testimonianza diretta di Fattor che ha riportato come, dai racconti dei suoi parenti e da esperienze personali, le persecuzioni o perlomeno i soprusi ai danni degli italiani continuarono anche dopo l’esodo verso molti dei “rimasti”. Successivamente, è stato proiettato il filmato d’epoca “Pola Addio” ed in chiusura la canzone “Terra Rossa”, accompagnata da suggestive immagini odierne della penisola istriana.

Via Martiri delle FoibeIl giorno successivo, si è svolta la deposizione di una corona presso la via dedicata ai martiri delle foibe, sempre a Cortemaggiore, alla presenza del sindaco Repetti e delle autorità. Contemporaneamente anche nella città di Piacenza, di fronte alle istituzioni cittadine, a molti cittadini e con la presenza di Daniele Fattor e Pino De Rosa, il sindaco Reggi ha inaugurato il giardino “Martiri delle foibe”. Nella tarda mattinata, nuovamente presso il teatro Duse, alcune classi della scuola media di Cortemaggiore hanno potuto seguire un seminario condotto da Gabriele Bosazzi, per conoscere i fatti salienti che hanno caratterizzato il dramma delle foibe e dell’esodo. Bisogna sottolineare come tutti gli insegnanti coinvolti abbiano accolto molto favorevolmente l’iniziativa, tanto da organizzare per il mese di maggio una gita scolastica a Trieste, nell’ambito della quale gli stessi studenti potranno visitare il sacrario di Basovizza, una foiba naturale ed il museo del CRP di Padriciano. Si tratta di un’idea sicuramente da riproporre, in modo che le celebrazioni del 10 febbraio non rimangano episodi isolati e quasi rituali, ma stimolino i più giovani a venire a vedere coi loro occhi i luoghi ed i simboli dei dolorosi eventi che sconvolsero il confine orientale.

In conclusione, le intitolazioni di luoghi vari alla memoria della tragedia istriana, fiumana e dalmata sta decisamente conoscendo un notevole incremento; il caso della provincia di Piacenza dimostra come a volte gli sforzi dei singoli, se accompagnati da tenacia e volontà ed anche senza grandi mezzi economici e politici, possono venir premiati.

11 febbraio 2011: Giorno del ricordo a Verona

Un altro appuntamento si è svolto a Verona, presso “Domus scaligera”, sede del movimento Fiamma Futura. In questo caso si è tenuta una conferenza con l’ausilio di cartine, immagini d’epoca e foto attuali dei luoghi teatro dei fatti commemorati. Il pubblico presente ha dimostrato di essere già ben informato rispetto ai temi trattati e al termine della conferenza molti hanno rivolto domande, ma anche proposto riflessioni ed interessanti approfondimenti.

Si è inoltre rimarcato come la città di Verona abbia ospitato a partire dal dopoguerra molti esuli e tra di essi non pochi rovignesi, che generalmente hanno qui trovato una buona accoglienza, rispetto ad alcune altre città.

Un ringraziamento va sicuramente rivolto agli amici di Verona, non solo per l’invito rivoltoci, ma soprattutto per l’impegno che dimostrano da anni, nel ricordare e divulgare la storia della nostra gente.

12 febbraio 2011: Giorno del ricordo a Monza

Sala MaddalenaLa sera di sabato 12 febbraio è stata invece organizzata una presentazione presso la sala Maddalena, in pieno centro storico di Monza. L’evento è stato organizzato dalla sezione locale dell’associazione Amici e Discendenti degli Esuli istriani fiumani e dalmati (ADES) e dall’Associazione Culturale Lealtà Azione, con l’appoggio del Comune di Monza.

Dopo la presentazione da parte di Daniele Ponessa dell’ADES, la conferenza è stata condotta da Gabriele Bosazzi, anche in questo caso con immagini e filmati.

Tra l’ottantina di persone presenti vi erano anche alcuni istriani, che dopo aver lasciato la loro terra natale si sono stabiliti nella città brianzola, dove tra l’altro esisteva il grande centro di raccolta profughi di Villa Reale.

Va sottolineato come l’ADES di Monza sia già da diversi anni protagonista delle commemorazioni del Giorno del Ricordo nella sua città; gli anni passati erano stati invitati a portare la loro testimonianza esponenti importanti del mondo degli esuli, come Nidia Cernecca e Lino Vivoda. In più, il medesimo gruppo di ragazzi monzesi ha ampiamente appoggiato il Fondo librario Pertan, donando, in collaborazione con l’Associazione Culturale Cristian Pertan, diverse centinaia di libri ad alcune comunità italiane in Istria.

In conclusione, si può rimarcare un fatto indubbiamente positivo: in molte diverse parti d’Italia, stiamo trovando non poche persone che, anche senza alcuna origine istriana, fiumana o dalmata, si sono appassionate alla nostra storia e si danno un gran da fare per divulgarla ed organizzare iniziative commemorative, spesso anche in assenza di appoggi politici ed istituzionali.

 

5 maggio 2011: Visita a Trieste degli studenti di Cortemaggiore (Piacenza)

Il giorno 5 maggio gli studenti della scuola media Pallavicini di Cortemaggiore, accompagnati dai professori ma anche dal loro sindaco Gianluigi Repetti e da una rappresentanza del Comune, hanno effettuato una visita ai luoghi simbolo delle foibe e dell’esodo, sul Carso triestino.

La visita è avvenuta a seguito delle celebrazioni del Giorno del Ricordo di cui abbiamo già riferito, alle quali gli stessi studenti hanno partecipato pochi mesi fa a Piacenza. Il Comune emiliano ha dimostrato grande sensibilità verso il tema che ci sta a cuore e questa volta ha colto l’occasione per venire a vedere di persona alcuni dei luoghi teatro dei tragici fatti che si commemorano il 10 febbraio. Lo stesso interesse è stato dimostrato dai professori che, dopo il seminario per gli studenti di qualche mese fa, hanno deciso di darvi un seguito, approfittando della gita a Trieste già programmata. Una simile iniziativa appare molto significativa ed andrebbe ripetuta con molte altre scolaresche, per far si che le celebrazioni del Giorno del Ricordo non divengano un mero rito, una qualunque noiosa lezione di storia che nel resto dell’anno viene poi dimenticata. Un tanto sarebbe tra l’altro occasione per far visitare la nostra bella città a molti studenti e professori.

BasovizzaPer un pomeriggio, quindi, la folta comitiva è stata guidata sul carso da noi della Pertan, a cominciare dalla foiba di Basovizza, dove è stato proposto agli studenti un breve riassunto dei fatti storici già ampiamente descritti loro a febbraio; in particolare ci si è soffermati sulle ricostruzioni storiche che hanno fatto luce, almeno in parte, su quanto accaduto presso la foiba di Basovizza in quel maledetto maggio del ’45. Va sempre sottolineato come questa foiba, pur essendo la più celebre, anche perché divenuta un monumento nazionale cui hanno reso omaggio le massime autorità dello stato, deve in realtà essere vista come un simbolo di moltissime altre. In quest’ottica, come è stato ribadito agli ospiti emiliani, non conta tanto l’esatta quantificazione delle vittime effettivamente precipitate nell’ex pozzo minerario (argomento molto utilizzato dai negazionisti), in quanto furono comunque alcune migliaia gli innocenti di ogni età, classe sociale ed estrazione politica, deportati dai partigiani di Tito e mai più ritrovati. Il valore della Foiba di Basovizza, pertanto, può e deve essere soprattutto quello di assurgere a simbolo di tutte le vittime e di tutte le indegne sepolture che in molte località, conosciute o meno, hanno in vari modi inghiottito coloro che oggi vengono genericamente definiti Martiri delle Foibe.

Abisso PlutoneDopo la visita ai vari cippi commemorativi ed al centro di documentazione, il gruppo, in tutto una settantina di persone, è stato portato a visitare l’abisso Plutone, a poca distanza da Basovizza. Ora che in Italia si fa un gran parlare di foibe, è veramente interessante che le persone che abitano luoghi geologicamente diversi dal Carso, vedano coi loro occhi com’è fatta una voragine naturale tipica delle nostre zone. Anche in questo caso, infatti, gli ospiti sono rimasti molto impressionati ed affascinati dall’inghiottitoio, che sprofonda verticalmente per i primi 120 metri circa, per poi proseguire in diagonale fino a quasi 200 metri totali; si è però doverosamente ricordato che anche il Plutone fu teatro di una delle tante stragi del ’45, come comprovato dalla riesumazione di 21 corpi, in buona parte riconosciuti, nel maggio del 1947.

Infine, studenti e rappresentanti del comune di Cortemaggiore sono stati portati in visita al museo del Centro Raccolta Profughi di Padriciano, dove ci siamo avvalsi della valida guida di Romano Manzutto e Fiore Filippaz, collaboratori dell’Unione degli Istriani che da giovanissimi hanno vissuto in quel campo. Si tratta di uno dei tantissimi campi disseminati in tutta Italia, che accolsero gli esuli istriani, fiumani e dalmati in condizioni precarie e spesso per svariati anni. Questo di Padriciano sorse piuttosto tardi, negli anni ’50, sull’area di un dismesso acquartieramento delle truppe alleate; esso fu interessato dalla seconda grande ondata di esuli e quindi accolse prevalentemente quelli che vivevano nella “zona B”, parte dell’Istria nord-occidentale che il Memorandum d’Intesa del 1954 assegnò alla Jugoslavia. Una delle cose che più sbalordisce è che questo campo rimase attivo addirittura fino ai primi anni ’70 e non fu l’unico.

PadricianoLa validissima mostra, inaugurata nel 2004 ed oggi riconosciuta quale museo di interesse nazionale, è stata allestita dall’Unione degli Istriani e dall’IRCI di Trieste. L’area recintata è la stessa di un tempo, mentre sono sparite le baracche in legno che accoglievano gli esuli, senza riscaldamento né acqua corrente. All’interno dell’unica palazzina in muratura che un tempo era la scuola, è stato realizzato il percorso che ricostruisce i ristretti spazi abitativi destinati ad ogni famiglia, con oggetti personali originali degli esuli istriani che testimoniano tanti percorsi di vita dal carattere semplice e popolare. Non manca una lunga serie di pannelli che forniscono un corretto e dettagliato excursus storico sul confine orientale; particolarmente toccante è anche la sala con una parte delle masserizie che gli esuli portarono con sé e che per decenni rimasero giacenti in un magazzino del porto vecchio di Trieste; anche qui i nomi sugli imballaggi, i poveri effetti personali e gli attrezzi da lavoro sembrano raccontare tante storie di vita vissuta, fanno percepire il dramma della nostra gente come qualcosa di reale. Il museo di Padriciano, tra i simboli dell’esodo giuliano-dalmata, è un luogo unico, in quanto tocca le corde dell’animo, infonde un impatto emotivo che altri monumenti non possono rappresentare.

Dopo aver visto da vicino quale vita toccò, per svariati anni, a moltissimi esuli istriani fiumani e dalmati, gli ospiti hanno visionato il filmato “Pola addio”, cinegiornale del 1947 che documentò il clamoroso esodo da Pola.

CRP Padriciano CRP Padriciano CRP Padriciano

Nella sala delle proiezioni, infine, si è svolto un breve discorso di ringraziamento, da parte del rappresentante della Pertan e del sindaco di Cortemaggiore, al quale abbiamo donato l'ultimo libro del valente storico piranese Italo Gabrielli, che ricostruisce la complessa storia del confine orientale d’Italia, nonché il libro “Itinerari istriani”, che attraverso molte immagini mostra la nostra bella terra d’origine come si presenta oggi agli occhi dei visitatori. Un dono simbolico, che lascia trasparire la nostra convinzione che le commemorazioni debbano essere una solida base per guardare al futuro, facendo conoscere dal vivo la nostra terra e quindi alimentandone la storia e le tradizioni.

Gli studenti sono stati quindi ringraziati per la pazienza e l’attenzione, con l’augurio di divertirsi il più possibile nelle giornate di visita alla nostra città, con appuntamenti più lieti e consoni alla loro età; a tutti i piacentini è stato rivolto un arrivederci, con la speranza che, in una prossima visita, si possa trovare anche il tempo di visitare una parte della nostra bella Istria.

 

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10-11 settembre 2011: XIII Fondo Pertan a Piemonte d’Istria

Il Fondo Pertan è ormai alla sua tredicesima edizione ed ancora una volta ci dà l’occasione di ritrovarci tutti assieme nella nostra amata Istria ed incontrare persone e gruppi che in diverse maniere condividono la nostra causa. Stavolta, oltre che con una Comunità Italiana di residenti in loco, la nostra iniziativa è stata organizzata in collaborazione con un’associazione di esuli: la Comunità di Piemonte d’Istria. E’ proprio su questa piccola località dal nome tutto italico che abbiamo deciso di puntare per la nostra donazione libraria e le iniziative di contorno. Il ricco programma è stato messo a punto grazie alla collaborazione ed all’impegno di Franco Biloslavo, presidente della Comunità di Piemonte, oltre che di Mauro Gorjan, presidente della Comunità degli Italiani di Grisignana, comune del quale la piccola Piemonte fa parte.

Visita di Grisignana

SalutoIl ritrovo è stato fissato il sabato mattina proprio a Grisignana, sul sagrato del Duomo, dove abbiamo avuto la gradita sorpresa di trovare un folto gruppo di partecipanti. In particolare, hanno risposto all’invito delle tre associazioni organizzatrici molti rappresentanti della Comunità degli Italiani Dante Alighieri di Isola, diversi esuli da Umago, rappresentanti del Libero Comune di Pola in Esilio e naturalmente non pochi ragazzi che costantemente ci seguono da Trieste.

L’inizio di questa 2 giorni è stato sancito dai saluti iniziali del presidente della Pertan Bibalo, del Presidente della CI di Grisignana Gorjan e di quello della Comunità di Piemonte Biloslavo. Il tutto si è svolto all’aria aperta, davanti alla chiesa dei SS. Vito e Modesto e sotto i secolari alberi che ne ombreggiano il sagrato, in linea con la nostra consueta filosofia di evitare formalismi e cerimoniali, con la nostra vocazione a vivere il più possibile il territorio istriano. La folta comitiva è stata quindi condotta in una visita guidata attraverso il paese da una guida professionista locale, che forse non a caso è anche presidente di una Comunità degli Italiani: quella di Crassiza (Villa Gardossi), altro paese affacciato alla valle del Quieto.

GrisignanaGrisignana è un borgo di stampo medievale tra i più belli della regione, che ormai è stato ampiamente riscoperto e valorizzato dal punto di vista turistico; proprio per l’ormai consolidata abitudine di ospitare manifestazioni culturali, mostre pittoriche ed incontri musicali, esso è da tempo definito “il paese degli artisti”. Non va però dimenticata la parte di storia che generalmente non viene raccontata a turisti e gitanti: quella che ha sconvolto la vita di questo paese nel secondo dopoguerra, quando con la definitiva assegnazione alla Jugoslavia, buona parte degli abitanti autoctoni presero la via dell’esodo, verso l’Italia ed il mondo. Va sottolineato come anche la nostra guida ha ricordato il fatto che a metà degli anni ’50 (a seguito del Memorandum di Londra) il paese si svuotò in larga parte, per poi ripopolarsi con l’afflusso di nuove genti portate dall’interno, in particolare con le nuove opportunità offerte dal turismo. Oggi Grisignana, da tanti secoli aggrappata al suo colle di 228 metri, è ormai quasi interamente ristrutturata e si presenta come un luogo davvero incantevole; con la sua atmosfera unica, che pare riportare ai secoli medievali, questo borgo gratifica gli occhi e tocca lo spirito e ciò vale anche per chi già la conosce bene, come diversi di noi. Il nostro piacevole giro ha dato modo di esplorare strette calli e piccole piazzette ombreggiate dalle basse case in pietra arenaria, ma anche di assaporare il vasto panorama che dalle antiche mura si apre sulla valle del Quieto, svelandoci altre località aggrappate alle dolci colline istriane.

GrisignanaDal pianoro che si sporge sulla valle sottostante, la nostra competente guida ha rievocato tratti di storia antica. Già antico castelliere e poi castrum romano, Grisignana appare per la prima volta in un documento del 1102 giunto fino ai giorni nostri, con il quale il paese fu donato dal marchese Ulrico II al Patriarca di Aquileia, col nome di Castrum Grisiniana. Contesa per lunghi anni tra Aquileia e Venezia, nel 1358 Grisignana fu acquisita dalla Serenissima, alla quale rimase soggetta fino alla sua caduta, nel 1797. Nel XII e XIV secolo affluirono nel territorio comunale, fuori dalle mura, numerose famiglie slave, che presero il posto di parte della popolazione latina sterminata da epidemie ed eventi bellici. Esse finirono in gran parte per divenire “italofone”, pacificamente assorbite dalla popolazione italica del borgo, tanto che, nel primo censimento austriaco del 1880, 3.579 abitanti si dichiararono italiani, 10 sloveni ed 1 croato. Oltre alle mura, a tratti ancora visibili, l’antico stato di castello fortificato è ricordato anche dalla porta maggiore, ancora ben conservata, con i resti di iscrizioni e stemmi nobiliari. Accanto ad essa si ammira uno degli scorci più affascinanti, all’inizio della calle principale che porta al duomo, impreziosito da un bellissimo ballatoio in pietra e dalla splendida loggia del Cinquecento,incastonata nel palazzo del vecchio fondaco, che custodisce al suo interno resti di lapidi ed iscrizioni romane. Proprio sopra la loggia si trova uno dei ricordi del periodo di appartenenza all’Italia: una targa sbiadita ma ancora leggibile che ancora testimonia come questa suggestiva strada fosse intitolata a Guglielmo Oberdan.   

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Villa Gardossi e la storia di Don Bonifacio

Villa GardossiTerminata la visita di Grisignana e dopo una birretta ristoratrice sulla splendida terrazza del bar della comunità, ci siamo spostati verso il sottostante paese che un tempo si chiamava Villa Gardossi, oggi Crassiza. Sotto il livello dell’antica via Flavia, che da Buie si cala nella valle del fiume Quieto, pare nascondersi la chiesa di S. Stefano con accanto la massiccia torre campanaria che invece si staglia imponente, con le merlature che le conferiscono un’aria bellicosa. In questo luogo svolgeva le sue funzioni di parroco Don Francesco Bonifacio, che 65 anni fa fu fermato dai  partigiani di Tito e fatto sparire. L’11 settembre di ogni anno, anniversario della scomparsa, viene infatti celebrato il martirio del parroco istriano, che nel 2008 fu beatificato in quanto “martire della fede”. Pare senz’altro significativo sottolineare che oggi Don Bonifacio è stato commemorato sia al di qua che al di là del confine: da noi nella sua chiesa qui in Istria, dell’Unione degli Istriani a Trieste, nel piazzale del centro a lui dedicato.

CommemorazioneAll’interno della bella chiesa elegantemente decorata e davanti a tutti gli intervenuti, i presidenti della Comunità di Crassiza e Grisignana hanno ricordato la figura di don Bonifacio, mentre i rappresentanti della Pertan e della Comunità di Piemonte hanno brevemente illustrato la controversa vicenda della sua scomparsa, a suo tempo ricostruita in base alle poche testimonianze raccolte.

Come suggerisce il suo cognome, Don Bonifacio era nato a Pirano e dopo il seminario, svolto tra Capodistria e Gorizia, era stato ordinato sacerdote nel 1936 a soli 24 anni, proprio nella cattedrale triestina di San Giusto, dove è stato solennemente beatificato tre anni fa. Dopo il primo incarico sacerdotale nella nativa Pirano, nel ‘37 fu trasferito a Cittanova d’Istria, dove istituì la sezione dell’Azione Cattolica, attività che poi continuò a Villa Gardossi, ove fu trasferito nel 1939. Anche qui come a Cittanova Francesco si fece apprezzare per la sua umanità, per la vicinanza alla gente ed ai suoi problemi, anche durante la II Guerra Mondiale, quando anche questa zona era stata teatro di scontri tra partigiani, tedeschi e militi della MDT.

Don BonifacioCon la fine della guerra e la presa di potere da parte della Jugoslavia comunista, le nuove autorità non abolirono formalmente la libertà di culto, ma l’ambiente ecclesiastico e talvolta anche i fedeli furono fatti oggetto di pesanti intimidazioni; ciò era dovuto alla nota avversione dell’ideologia comunista verso la religione, ma anche al timore che la Chiesa si sovrapponesse alle istituzioni civili in ambito sociale, con la sua attività di educazione dei giovani, di assistenza alla popolazione, oltre che di guida spirituale e morale della comunità. A partire dalla prima presa di potere del 1943, i partigiani comunisti presero quindi di mira i sacerdoti che per il loro attivismo sociale e la loro popolarità erano visti dalle loro comunità come un punto di riferimento. Anch’essi, come tanti laici, divennero potenziali “nemici del popolo” in base ad accuse pretestuose, ma il vero motivo delle persecuzioni era che essi potevano costituire un ostacolo all’instaurazione del nuovo regime. Furono svariati i preti uccisi in Istria tra il 1943 e l’immediato dopoguerra, tra essi don Tarticchio, il cui corpo fu riesumato dalla cava di bauxite di Lindaro nel 1943, ma anche il croato Miro Bulesic, spietatamente ucciso durante l’assalto alla chiesa di Lanischie da parte di un gruppo di militanti. Questi esempi dimostrano come la repressione religiosa avvenne a prescindere dalla nazionalità ed in tutta la Jugoslavia, oltre che nei territori di confine ancora formalmente italiani. Don Bonifacio, probabilmente, era inviso agli uomini del regime proprio per la sua attività con i giovani nell’ambito dell’Azione Cattolica; nei territori di campagna lontani dai centri più importanti come quello di Villa Gardossi, Don Bonifaciocomposto da un piccolo paese e molte frazioni e casolari sparsi, la parrocchia costituiva spesso uno dei pochi punti di aggregazione per gli abitanti. L’allora vescovo di Trieste e Capodistria, il rovignese Antonio Santin, testimoniò che proprio in quel periodo don Bonifacio lo raggiunse a Trieste per riferirgli delle intimidazioni ricevute presso la sua parrocchia e per chiedere consiglio su come comportarsi; il prelato lo raccomandò di continuare nella sua opera, ma di farlo pubblicamente ed esclusivamente durante le funzioni religiose, in modo da non dar adito ad alcun sospetto o pretestuosa accusa. Pochi giorni dopo, l’11 settembre, il parroco di Villa Gardossi stava tornando da Grisignana, proprio attraverso la strada che anche noi abbiamo appena percorso; secondo testimoni oculari, il parroco fu fermato da alcune “guardie popolari” che lo invitarono a seguirlo; da allora non si ebbero più sue notizie. Subito si sparse la voce del suo arresto e circolò l’ipotesi che la cattura fosse stata ordinata dalla sezione di Buie dell’OZNA, la polizia politica jugoslava. Fu proprio in quella sede che il fratello Giovanni Bonifacio si recò a chiedere notizie, ma fu arrestato per alcuni giorni, senza peraltro ricevere conferme circa la sorte di Francesco.

Campanile Santo StefanoGli onnipresenti “negazionisti” di oggi, in questo ed altri casi, ribattono che non si ha prova che la vittima sia stata uccisa dagli uomini del regime, in quanto il corpo non fu ritrovato e quindi potrebbe trattarsi di una scomparsa volontaria, oppure di un’uccisione a scopo di rapina da parte di delinquenti comuni. Non si può che restare perplessi rispetto a certe ipotesi fantasiose, considerando che non erano tempi in cui la gente spariva per suo capriccio e va tenuto conto che don Bonifacio lasciò nel dolore la madre e due fratelli che vivevano con lui nella canonica del paese. Non pare inoltre plausibile che, nel 1946 e per di più in un’isolata zona di campagna, circolassero spietati rapinatori simili a quelli dei giorni nostri. Tuttavia, le diverse testimonianze e le svariate voci sulla sua cattura, in parte contraddittorie e prive di riscontri, non hanno certo aiutato a fare chiarezza. Ad ogni modo, ciò che pare provato è che don Bonifacio fu fermato da alcuni uomini in divisa prima di scomparire per sempre.

In questo particolare periodo, in cui il riavvicinamento tra rappresentanti di esuli e rimasti fa tanto discutere, crediamo di aver dato vita ad un momento importante assieme alla Comunità degli esuli da Piemonte d’Istria, alle Comunità Italiane di Crassiza, di Grisignana e di Isola. Si è infatti avuta la dimostrazione che oggi le vittime del regime di Tito si possono finalmente commemorare anche oltre confine ed anche con le locali Comunità degli Italiani, laddove queste siano gestite da persone intellettualmente oneste. Del resto, il martirio di don Bonifacio è ormai riconosciuto anche qui nell’odierna Crassiza, in quanto egli è ricordato da una grande targa all’interno della chiesa che lo definisce “testimone esemplare del vangelo” e dal suo volto dipinto sulla finestrella circolare che orna la facciata.

Terminato questo importante ricordo, la folta truppa si è fermata a chiacchierare su quello splendido angolo d’Istria che è il sagrato della chiesa, che conforta gli occhi ed il cuore, circondato dal verde intenso e rigoglioso ed affacciato sulla dolce distesa di vallate e colli che si apre al nostro sguardo fino al mare di Cittanova. A seguire ci siamo spostati in una piccola località vicina, affacciata alla valle del Quieto, per l’immancabile pranzo tutti assieme, fondamentale intermezzo di convivialità che rende completa ogni nostra giornata in terra istriana.

La foiba di Martinesi

Foiba MartinesiNel primo pomeriggio abbiamo ripreso il filo conduttore del ricordo, visitando la foiba di Martinesi, che si trova sulla strada tra Grisignana e Piemonte, vicino al paese di Dubzi. Si è trattato di un momento di particolare interesse, in particolare per chi è arrivato da lontano e non aveva mai visto una di queste spettacolari manifestazioni naturali del territorio carsico; tra questi gli amici dell’ADES di Rimini, che da qui si sono aggregati alla comitiva. Non si può dire con certezza se questa foiba sia una di quelle che sono entrate nel modo più tragico nella storia; in essa, infatti, nessuno ha più potuto cercare i resti degli scomparsi, dopo la presa di potere da parte jugoslava del 1945. Testimonianze della gente del posto, tuttavia, indicarono che questo fosse stato il triste luogo di sepoltura di alcuni cittadini di Piemonte e Grisignana prelevati dai partigiani di Tito e scomparsi. Va inoltre considerato che non molti anni fa alcuni speleologi rivelarono di aver rinvenuto dei resti umani in questo inghiottitoio ma poi, come per tutte le altre foibe d’oltre confine, nessuna autorità si è interessata al fatto.

Foiba MartinesiSecondo una delle voci non confermate da riscontri concreti, proprio questa cavità sarebbe divenuta la tomba anche di don Francesco Bonifacio. Ad ogni modo, come è stato spiegato agli intervenuti da parte di Franco Biloslavo della Comunità di Piemonte e di Gabriele Bosazzi della Pertan, questo momento di raccoglimento deve essere altamente simbolico, dedicato a tutti coloro che in quei tragici anni trovarono la morte nelle foibe, come nelle fosse comuni, nei campi di internamento jugoslavi oppure in fondo al mare. Ancora una volta è stato molto significativo aver radunato attorno ad una foiba tante persone di ogni età, di diverse cittadinanze ed idee politiche, tutti uniti nel rispettoso ricordo di ciò che i “guardiani della storia” hanno voluto nascondere per decenni.

Piemonte

PiemonteTerminato il momento di raccoglimento, siamo ripartiti verso la meta finale della nostra giornata: l’incantevole borgo medievale di Piemonte d’Istria, che aggrappato al suo colle si affaccia improvvisamente alla vista di chi proviene dall’altipiano dell’alto buiese, dopo aver percorso l’unica strada carrabile in mezzo ai boschi.

L’erta calle principale che si inerpica sul pendio è già uno scenario surreale, soprattutto all’imbrunire, lastricata di pietre rese lucide da secoli di calpestio ed avvolte dall’erba, illuminata appena dai fiochi lampioni dallo stile ottocentesco. Passeggiando verso la cima del colle, Piemonte colpisce per la sensazione di abbandono conferita dalle case sventrate e crollanti, che paiono muti testimoni della partenza dei suoi abitanti, un esodo iniziato nel dopoguerra e completato nel 1954; vecchie ed umili abitazioni divenute scheletri sembrano ancora urlare di dolore per la loro gente partita e sparsa per il mondo. Sono ad oggi pochissime le case ancora abitate, ma questo borgo che ammanta col suo fascino di paese fantasma riesce ancora in qualche modo a rendere l’idea della vitalità di un tempo.

XIII Fondo Pertan

Ai piedi del colle si trova la sede dell’odierna iniziativa: l’edificio dell’ex scuola italiana, recentemente ristrutturato ed adibito a centro polifunzionale, ma tinteggiato di un colore molto acceso, che stride decisamente con l’aspetto antico del borgo alle sue spalle, fatto di case rese grigiastre dai blocchi di pietra arenaria.

PresentazioneIl ricco calendario di appuntamenti è iniziato con il benvenuto da parte del presidente della CI di Grisignana Mauro Gorjan e del presidente del consiglio comunale di Grisignana Claudio Stocovaz. Particolarmente sentite ed apprezzate sono state le parole di entrambi, che pur avendoci appena conosciuti di persona, hanno dimostrato di aver capito lo spirito che anima la nostra associazione, ma soprattutto di aver ben compreso la figura di Cristian ed il suo amore per la terra istriana.

Dopo un piacevole intermezzo del coro Lipa di Grisignana, che ha offerto ai presenti l’esecuzione di alcune canzoni popolari istriane, si è proceduto alla presentazione del XIII Fondo Pertan. Quest’oggi abbiamo donato al centro polifunzionale di Piemonte circa 360 testi italiani; la nostra speranza è che essi costituiscano un piccolo aiuto a chi in questo luogo darà vita ad attività e cercherà di attirare persone, nell’ottica di costruire una graduale ed armoniosa rinascita di questo antico paese. Negli ultimi tempi, è stato presentato un progetto di radicale recupero del borgo, che in tali piani andrebbe però trasformato in un gigantesco residence. Il nostro auspicio è che tale rinascita non vada nella direzione qualunquistica ed uniformatrice del turismo di massa, che probabilmente snaturerebbe la tradizione popolare e la storia di questo borgo.

La famiglia Besenghi

VisintinDopo la consueta formula della consegna dei libri e delle nostre simboliche pergamene, è iniziata una breve conferenza condotta dallo storico istriano Denis Visintin intitolata “La famiglia Besenghi: da Piemonte d’Istria a Isola”. Approfittiamo per ricordare alcune notizie di questa importante famiglia, della quale viene generalmente ricordato solo Giuseppe Pasquale Besenghi degli Ughi, nato ad Isola d’Istria nel 1797, da molti ritenuto il più grande poeta istriano. Non per niente, da questo personaggio prende oggi il nome una delle due Comunità degli Italiani della cittadina oggi in territorio sloveno. Non molti sanno, però, che i Besenghi fecero la prima comparsa in Istria proprio qui a Piemonte, dove il veneziano Giovanni Pietro Besengo fu inviato dal governo veneto quale capitano civile e criminale. Il figlio di questi si trasferì ad Isola d’Istria e sposò Agnese degli Ughi, che secondo alcuni era l’ultima discendente dell’antichissimo casato fiorentino citato nella Divina Commedia dal Cacciaguida, famiglia che sarebbe giunta esule in questa regione, dopo la proscrizione dei Guelfi bianchi. Proprio per questo aspetto di prestigio, la famiglia Besenghi associò da quel momento al suo cognome il “degli Ughi”.

Sognando l’Istria

Terminata la conferenza, è stata la volta di un gradito ritorno nelle nostre iniziative: quello dell’amico Franco Viezzoli, che come in passato ha nuovamente accolto l'invito a seguirci per presentare uno dei suoi pregevoli documentari. In questo caso, la proiezione porta il suggestivo titolo di “Sognando l’Istria”, che giustamente fa presagire paesaggi incantevoli e luoghi ricchi di storia; le immagini, la musica e la voce di Franco ci hanno guidati attraverso diverse delle località dell’Istria interna ed in particolare quelle affacciate alla Valle del Quieto, comprese quelle da noi visitate oggi. Grisignana, Piemonte, Montona, Sovignacco, Vetta Pinguente ed altre piccole perle del nostro territorio mostrano ancora case in pietra, aguzzi campanili, ballatoi, antiche mura difensive e tutti quegli elementi dell’architettura di impronta medievale, tanto ricorrenti nell’Istria interna. 

Viezzoli  Pubblico  Finale

Al termine, dopo i ringraziamenti a chi ha contribuito alla riuscita di questa giornata ed ai molti convenuti, ci siamo finalmente abbandonati al consueto rinfresco finale, nel quale brindisi, chiacchiere e qualche canto hanno fatto da degno epilogo alla nostra ennesima giornata istriana.

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